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Stefano Fait, Informare per resistere, 19 dicembre 2011.

Omnium primum avidum novae libertatis populum, ne postmodum flecti precibus aut donis regiis posset, iure iurando adegit neminem Romae passuros regnare. — [Prima di ogni cosa, per evitare che in seguito potesse lasciarsi piegare da lusinghe e donativi di aspiranti alla monarchia, (Lucio Giunio Bruto) indusse il popolo, avido di nuova libertà, a giurare che non avrebbe più consentito che qualcuno regnasse a Roma]. Tito Livio.

Come Amleto, pare che Bruto abbia finto per anni di essere stolto, per non essere fatto fuori da Tarquinio, presso il quale viveva, uno dei pochi superstiti del suo lignaggio, massacrato dal tiranno. Nel frattempo si dedicò all’organizzazione di un movimento rivoluzionario clandestino, che trionfò, nonostante il suo decesso sul campo, nella battaglia decisiva. Cicerone tramanda che fosse un iniziato dei misteri pitagorici e in effetti diverse sue iniziative sembrano indicare una sensibilità pitagorica: abolì l’infanticidio sacrificale, emancipò gli schiavi, introdusse il principio dell’equilibrio tra i poteri, della moderazione nell’amministrazione della cosa pubblica, che era un pilastro del pensiero politico e filosofico di Pitagora, e fu il primo tribuno della plebe. Malauguratamente, la costituzione di Bruto non sopravvisse al tracollo economico della crisi del V secolo, che favorì l’accentramento del potere nelle mani degli oligarchi, che si costituirono in casta, sotto la protezione del dio Marte. Corsi e ricorsi della storia.
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