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Lenin, Socialiasmo e religione, in “Novaia Gizn”, N. 26, 16/3 dicembre 1905, ed. it. Milano, Feltrinelli.

Il moderno operaio cosciente, formato dalla grande industria, educato alla vita urbana, si libera con disprezzo dei pregiudizi religiosi, lascia il cielo a disposizione dei preti e dei borghesi ipocriti e conquista una vita migliore su questa terra. La religione dev’essere dichiarata un affare privato: lo stato non deve occuparsi di religione, le associazioni religiose non devono essere legate al potere statale. Ognuno dev’essere assolutamente libero di professare una qualunque religione o di non riconoscerne alcuna. Nessuna differenza tra i cittadini, motivata dalla religione, dev’essere tollerata. Ogni menzione della confessione religiosa dei cittadini negli atti ufficiali dev’essere soppressa. Nessun sussidio dev’essere accordato alla Chiesa nazionale ed alle associazioni confessionali o religiose che devono divenire delle associazioni di cittadini-correligionari. La rivoluzione russa deve attuare questa rivendicazione come parte integrante della libertà politica. Il clero stesso appoggia le rivendicazioni della libertà, si eleva contro la burocrazia ufficiale, contro l’arbitrio amministrativo, contro lo spionaggio poliziesco imposto ai ministri di Dio. Noi socialisti dobbiamo appoggiare questo movimento, spingendo fino in fondo le rivendicazioni dei rappresentanti onesti  e sinceri del clero, prendendoli in parola quando parlano di libertà, esigendo che spezzino risolutamente ogni legame tra la religione e la polizia. O voi siete sinceri e dovete allora esigere la separazione completa della Chiesa dallo Stato, e della scuola dalla Chiesa; o voi non accettate queste  queste logiche rivendicazioni di libertà e in questo caso vi aggrapperete sempre ai sussidi dello Stato, cioè non crederete all’efficacia  spirituale delle vostre armi. Ed allora gli operai coscienti della Russia vi dichiareranno una guerra implacabile. Ma non dobbiamo in nessun caso ridurci a porre la questione della religione idealisticamente ed astrattamente dal punto di vista della ‘ragione pura’ senza tener conto della lotta di classe, come fanno spesso i democratici radicali borghesi. Sarebbe assurdo credere che in una società basata sull’oppressione e sull’abbrutimento senza limiti delle masse lavoratrici, i pregiudizi religiosi possano essere dissipati con la sola predicazione. L’unità in questa lotta veramente rivoluzionaria della classe operaia per crearsi un paradiso in terra,  ci importa più dell’unità dei proletari nelle questioni del paradiso celeste. Ecco perché non proclamiamo e non dobbiamo proclamare il nostro ateismo nel nostro programma; ecco perché non impediamo e non dobbiamo impedire ai proletari che conservano certe vestigia dei vecchi pregiudizi  di avvicinarsi al nostro partito.  Diffondere la concezione scientifica del mondo è cosa che faremo sempre, combattere l’incoerenza di certi cristiani  è necessario, ma ciò non significa che dobbiamo  dare alle questioni religiose il primo posto, che ad esse non spetta.


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