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FB. – L’operatrice di un call-center avvisa un cliente che verrà contattato da un sistema elettronico per verificare la qualità del servizio: dovrà dare un voto da uno a dieci per giudicare la cortesia e la funzionalità di quell’operatrice con cui ha appena parlato e se il giudizio risulterà negativo, il contratto della ‘telefonista’ (una volta si chiamavano così) non verrà più rinnovato. Il cliente ringrazia per la segnalazione e dichiara di non essere solito rispondere a nessun tipo di sondaggio, per motivi di coscienza. La ragazza, parlando con evidente preoccupazione sulla voce dell’interlocutore, cerca di fargli capire che il questionario somministrato dalla macchina è soltanto su di lei e che il posto di lavoro potrebbe perderlo proprio lei, perciò chiede solidarietà. In fondo è stata realmente gentile, darle un voto alto non costa nulla! La risposta del cliente è che se un lavoratore è disposto a lasciarsi licenziare per un giudizio negativo dato da uno sconosciuto a una macchina anonima, il problema non può essere scaricato sul cliente: questa logica punitiva del sondaggio sulla qualità nello stesso tempo alimenta, giustifica e ratifica il perverso meccanismo del gioco al ribasso, della concorrenzialità fra lavoratori. Non ha nessun effetto sulle dinamiche generali dei rapporti di produzione. Se l’operatrice vuol far valere i propri diritti vada a confrontarsi con altri colleghi nella sua stessa condizione, si unisca a loro e se non condivide il comportamento dei sindacati già esistenti, ne fondi uno, discuta, faccia rivendicazioni. Portare fino in fondo queste sacrosante pretese vuol dire anche non negoziare sugli strumenti più elementari della lotta di classe, come fanno quei sindacati che da una parte organizzano lo sciopero ma dall’altra garantiscono certi servizi essenziali per ridurre il danno dello sciopero stesso, di fatto vanificandone l’efficacia. Mendicare le briciole a un cliente per evitare la sculacciata del padrone è un modo meschino per rafforzare il giogo e rinsaldare la catena: perseguire la giustizia sociale è impossibile se si continua ad assecondare la logica mafiosa della raccomandazione, bisogna pretendere un radicale cambiamento nella logica dei rapporti di produzione. Pretendere non vuol dire né supplicare, né mendicare. Vuol dire prendersi con risolutezza ciò a cui si è convinti di aver diritto.

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