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FB: –L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, con libertà di culto religioso. Lo Stato Vaticano è una teocrazia fondata sulla fede nella divinità. Da una parte la legge di Dio, dall’altra la legge dell’uomo. Queste sono cose note a tutti. Ma che vuol dire, concretamente? In un luogo consacrato è di fatto sospesa la legge dello Stato: se viene costruita una nuova chiesa, per esempio in un quartiere di periferia o in una borgata di campagna, quella porzione di territorio è sottratta alla legge degli uomini, risponde soltanto al diritto canonico. Se un assassino si rifugia in una chiesa, ancora oggi ha diritto di asilo: maggiore l’estensione dei luoghi di culto, maggiore l’estensione dell’autorità pontificia. Un problema antico e mai risolto. L’autorità più profonda del clero è un’autorità invisibile, impalpabile, come la sabbia del deserto sfugge dalle mani; prima di rapportarsi al Parlamento un prete si rapporta direttamente ai propri fedeli, dei quali si presenta come paterno e amorevole consigliere. Nel segreto del confessionale qualsiasi ministro del culto ha il compito di indirizzare le scelte, somministrare penitenze e assoluzioni motivando i suoi precetti con l’interpretazione delle sacre scritture. Nessuna legge dell’uomo può impedirgli di riprovare azioni contrarie al diritto canonico, per esempio usare contraccettivi nel rapporto sessuale o praticare l’aborto. Che accade però se in più del 90% dei casi i medici praticano l’obiezione di coscienza e si rifutano di operare le donne che chiedono di abortire? Liste di attesa interminabili che spesso di fatto costringono alla clandestinità, come se l’aborto fosse illegale: l’influenza diretta del clero sullo spirito e sulla coscienza dei fedeli può diventare un’arma ideologica potentissima, quanto lo era nel medioevo la scomunica. Ecco in che modo l’autorità civile viene sottratta al Parlamento e restituita al prete, che pur non avendo responsabilità di governo in effetti governa più di qualsiasi ministro. Il solo modo per risolvere questo paradosso è liberarsi dal pregiudizio religioso, che non vuol dire per forza dichiararsi ateo, ma piuttosto rifiutare quella dottrina sociale che consente al Papa di intervenire nelle cose che riguardano l’amministrazione diretta dello Stato: l’autorità dei preti ha valore dentro le chiese, non fuori. Un prete può battezzare, sposare, confessare, costruire chiese, catechizzare, celebrare funerali, benedire uomini, animali, case e giardini, ma non può dire a un ministro o a una categoria professionale come deve comportarsi rispetto a una determinata norma giuridica. L’obiezione di coscienza dei medici rispetto all’aborto, quando investe il 90% dell’intera categoria professionale ed è motivata da motivazioni esclusivamente religiose, se crea intralcio, disturbo o pericolo alla vita della repubblica va perseguita penalmente: la legge di Dio non può intervenire sulla legge dell’uomo. Per questi motivi ogni partito che si ispira alle idee di pace, di giustizia sociale, di uguaglianza e libertà fra i cittadini, di laicità dello Stato, deve considerare illegale la propaganda antiabortista del clero e ostacolarla con ogni mezzo, perché va a mettersi in aperta competizione con la legge dello Stato. Un partito politico che non persegue questo elementare principio, è di fatto un partito reazionario.

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