FB. – Come curatore dell’oroscopo nel Lunario Bolognese 2012 segnalo un particolare nell’interpretazione dei dati dell’Osservatorio, che alla maggior parte degli esperti contemporanei suonerà come una specie di eresia: al posto dei segni zodiacali si devono in realtà intendere le costellazioni, questo spiega il motivo per cui la posizione dei pianeti sembra completamente spostata rispetto alla pratica astrologica vera e propria; il resto dei dati è corrispondente all’uso contemporaneo, nel senso che ho realmente seguito i movimenti dei pianeti nel corso dell’anno indicandone gli aspetti più o meno armonici. Anche se non è legittimo parlare di errori in una pratica assolutamente non scientifica come quella astrologica, mi rendo conto che al giorno d’oggi il desiderio di trovare un riconoscimento anche nel mondo accademico possa indurre alcuni astrologi a cercare un criterio di verità comune a tutti parificando l’intera ricerca in questo campo, codificando un paradigma immutabile e verificabile o come direbbe Galileo, matematicamente misurabile. Sebbene questo sia un intento nobile, la situazione reale è ben diversa perché sappiamo che l’astrologia non viene più considerata una scienza a partire dal secolo XVI, quando venne di fatto bandita dalle università. Vorrei perciò chiarire alcune cose. L’intenzione iniziale nel redarre l’oroscopo del Lunario Bolognese per l’anno 2012 era di non dare al lettore un responso ultimo da prendere così com’è, ma piuttosto invitarlo ad alzare gli occhi verso il cielo per leggervi il movimento delle divinità che si rincorrono, traendovi suggerimenti per agire nella vita in modo più ‘ispirato’ (utilizzando però nel fare questo gli strumenti della cabala antica, più che dell’astrologia vera e propria). L’uso divinatorio delle conoscenze astronomiche è stato sempre scoraggiato dagli stessi astrologi del passato, per esempio Dante che mise gli astrologi nell’inferno, condannati ad avere sempre la testa voltata all’indietro per aver voluto guardare troppo avanti, o Cornelio Agrippa e Giordano Bruno che ferocemente si scagliarono contro ogni forma di superstizione; nei lunari venduti in piazza dai cantastorie nel secolo XVII si possono trovare delle tavole astronomiche semplici ed essenziali, ad uso del popolo, ma non un solo consiglio per il futuro: nessuna funzione ‘oracolare’ veniva attribuita a queste pubblicazioni e cosa forse più interessante, non sempre vi compare lo zodiaco ma per lo più vengono indicate le fasi lunari e il movimento dei pianeti. Le sole previsioni che azzardava un contadino erano di seminare nell’orto o imbottigliare il vino secondo le fasi lunari. Chi guardava al cielo in quegli anni evidentemente lo faceva con uno spirito molto diverso da oggi, dando forse più importanza al contenuto simbolico di ciò che appariva direttamente agli occhi dell’interprete, piuttosto che alla ‘misurazione’ vera e propria, affidata per lo più agli astronomi; noi oggi abbiamo voluto seguire questo tipo di atteggiamento perché in fondo siamo poeti e cantori, il nostro gioco vogliamo sia preso per quello che è: nell’introduzione abbiamo parlato di una tradizione scientifica per distinguerla dall’asineria di certi chiacchieroni che se ne approfittando della credulità popolare vaticinando incontri amorosi, successo in affari o problemi di salute, come fanno quegli irresponsabili che sostengono di poter prevedere per legge statistica l’uscita di un numero al Lotto. Questo era l’obiettivo, la nostra scienza però non va intesa come quella di chi oggi con competenza e professionalità analizza il cielo e ne descrive il comportamento con precisione, bensì come quella scienza ‘pratica’ di chi si lascia ispirare dalle armonie celesti, come fanno i bambini guardando le forme delle nuvole; se desiderate conoscere i dati esatti abbiamo riportato la relazione dell’Osservatorio, servitevi di quella. L’oroscopo dei suonatori ambulanti va letto senza dimenticare che la nostra pratica è frutto di un’arte che pur avendo lontane e vaghe ascendenze nell’ambiente scientifico, s’è poi persa tra vicoli e banchi del mercato: diversa, non minore e soprattutto, onesta nel senso che è proprio il frutto di un’osservazione disincantata, profonda anche se basata su presupposti completamente diversi. Spesso da una dottrina si diramano pratiche secondarie del tutto illegittime, in cui tuttavia la gente finisce per identificarsi traendone buoni consigli per le proprie scelte nella vita, com’è stato per chi insegnò a me come si guarda il cielo; siamo quel che siamo e non pretendiamo essere altro, l’importante è aver chiara la differenza  ed essere abbastanza corretti da segnalarla.

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