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FONDAZIONE SANTISSIMA ANNUNZIATA

“Le comari raccontano”,  forum online della casa di riposo.

AA.VV. – In questi giorni parlano tutti della nave affondata all’isola del Giglio, deve aver battuto in qualche scoglio, ora ho sentito (vagamente, perché son sorda) che hanno recuperato la tredicesima vittima, ma non erano in sedici? Quindi ne mancan tre!  Avevano a bordo delle zattere come quelle che usano i clandestini per venire dall’Africa, una nave grande con più di quattromila passeggeri. Poi c’è questo fatto del comandante che è scappato prima, s’è impaurito a sentire le urla ma dicono che stava a cena con una bionda che conosceva per aver fatto altri viaggi nella stessa crociera; non si capisce bene perché lei non avesse la camera assegnata, se stava lì da qualche parte doveva dormire, o le avevano messo il letto in corridoio? Oppure sul ponte? O nel letto del comandante! Il medico legale dice che il poveretto ha avuto una crisi di nervi e non rispondeva più coi sensi dal panico, con quell’altro al telefono che urlava: “Corri di qua! Vai di là! Conta i morti! Io la rovino”. Ora l’hanno messo agli arresti domiciliari però non capisco perché si parla solo di lui, per esempio in un aereoplano ci son sempre almeno due o tre che si fanno a turno, oppure insieme proprio, possibile che in una nave così grande c’era lui soltanto? Il capitano Stecchino, o come si chiama… Disse: “Ho fatto un guaio!”, s’è accorto che la nave si arenava e stava andando a sbattere sullo scoglio, è successo il finimondo e meno male che gli abitanti dell’isola si sono spogliati del suo per darlo ai poveretti e soccorrerli con vestiti, coperte, mangiare e bere: adesso gli danno pure la medaglia al valore, anche se per me han fatto solo il loro dovere. Sicuramente il responsabile più grosso è quello che guidava, però a fianco doveva esserci almeno un altro, anche se lui era brillo non è possibile che nessuno ci mettesse un riparo. Una volta andai in gita alle Dolomiti, otto giorni con un’auto da gran turismo, una cinquantina di persone avevamo due autisti, la guida che spiegava, il capogruppo che teneva l’ordine, succede qualcosa almeno quattro persone su cinquanta, una quindicina a testa il problema lo risolvi. Figuriamoci con 4000 passeggeri! A me sembra strano che gli altri non sono mai rammentati e non se ne parla, non mi quadra,  c’è da sospettare che fossero protetti in qualche modo. Mi viene in mente quel racconto degli ebrei nel deserto, quando il Signore parlò a Mosè e lo rimproverò perché voleva pensare a tutto lui e gli disse che non poteva, che gli ci volevano degli aiutanti, capi di dieci, di cento, di mille; bisogna indagare per bene perché la cosa non può andare, incolpare un uomo solo non ci credo! Ora per noi è difficile perché  non siamo sicuri e poi di marineria non ci s’intende nulla, non sta mica a noi ci sarà pure dei responsabili che faranno il processo. Voglio dire uno che ha sempre fatto il suo dovere, si sente male una volta e fa il disastro, ma che lo tratti in quella maniera? Chi doveva fargli i controlli se i nervi erano a posto, perché non se n’è accorto? Una persona troppo emotiva non può fare quel lavoro lì, ma ci vogliono degli esami periodici: mio fratello marinaio gli guardavano gli occhi, l’udito, i denti, fino alla settima generazione! Ora invece non è più così, non lo so come fanno ma per me non li selezionano come si dovrebbe e alla fine vedrai che questo sfortunato paga per tutti. Stiamo a vedere il seguito, sempre che se ne parli dopo: tu vedi tutti quelli che hanno ammazzato la mamma, il fratello, il babbo, la fidanzata, il capufficio? Per un po’ si parla solo di quello, poi non senti più nulla!

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