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Se non vuoi interrompere la gravidanza, puoi dare tuo figlio in affidamento a un istituto.

Fondazione SS. Annunziata – AA.VV. – Una volta, diciamo fino ai primi del ‘900 ma anche un po’ dopo, c’era la ruota degli innocenti a Firenze, serviva per mettere i bambini neonati chi non li voleva tenere: poteva essere una ragazza che non poteva dirlo in giro per la vergogna, che allora si considerava una colpa. Era in piazza della SS. Annunziata e se tu ci vai c’è ancora, la vedi come una finestrina nel muro, tu venivi là col tuo bambino, ce lo posavi sopra e girando la manovella il fagottino passava dall’altra parte, allora scappavi per non farti conoscere chi eri; ora se funziona ancora non lo so ma alla televisione ho sentito che l’hanno rimessa a posto, è per non fargli buttare via i neonati dentro i cassonetti, che la trovo una crudeltà inaudita: non lo fanno per la vergogna ma perché magari lavorano tutti e due i genitori, oppure perché il lavoro non ce l’hanno proprio e non potrebbero mantenerli. E’ una cosa strana, prima anche se avevano 7-8 figli ne pigliavano lo stesso uno dagli Innocenti, che c’era anche un po’ di sussidio per camparli, poi li tenevano come fossero figli loro, oggi delle volte non ne vogliono fare nemmeno uno perché poi non possono più andare in ferie, questo davvero non lo capisco. Ai miei tempi erano soprattutto i signori che facevano questo, per nascondere chissà quali intrighi o passioni segrete, i poveri dove mangiavano in dieci il posto per un altro si trovava sempre; mi ricordo questo libro che lessi di Carolina Invernizio, diceva di una famiglia dove la signora praticò un nero che serviva lì e rimase incinta, ma stava in pensiero perché aveva paura che il figlio nascesse nero pure lui, dopo come poteva giustificarlo? Allora pensava di portarlo all’istituto degli Innocenti, invece nacque bianco e lo tirò avanti; poi però la figliola si sposò e guarda caso le venne un figlio nero, la mamma lo capì subito ovviamente, aveva una certa esperienza! A me questi episodi che fanno adesso dove si tradiscono fra moglie e marito, si ammazzano, prima c’erano solo nei romanzi, oggi tu lo vedi che succedono per davvero: una volta leggevi Liala, adesso basta guardare la Mara Venier! Siracusa mi ricordo se una donna  aveva un figlio e non lo voleva, lo portavano anche lì alle suore del convento in una cesta, tutto coperto con lo scialle, c’era la ruota pure lì con la manovella che si girava per così e dall’altra parte una suora che diceva: “Andiamo, sennò l’ammazzano!”. La mia mamma ne prese uno, scelse quello che aveva più bisogno (non come oggi, che vorrebbero tutti il più bello) era ridotto male e lei pensò: me lo piglio sennò muore, infatti morì nove mesi dopo dalle convulsioni, poveretto. Delle volte succedeva pure che li davano agli zingari, che poi li mandavano a lavorare o a chiedere l’elemosina, conosco una donna che aveva il latte e si mise daccordo colle suore da prendere i bimbi e allattarli, le davano pure qualcosa per farlo ma uno di questo lo portò via e lo vendette agli zingari. Ora si dice così ma tu pensa al re Vittorio Emanuele com’era piccino, e il figlio Umberto bello alto, tutti ridevano dicendo che era figlio di un corno! Mi pare fosse stato un macellaio a mettere incinta la Regina, sembra anche questa una novella però chi lo sa… Pensa che quando andavano alla visita militare guardavano quant’eri alto, se non arrivavi all’altezza del re non ti prendevano mica: tutta invidia, quel Vittorio! Di sicuro non c’era la prova del Dna ma conosco una signora di Viareggio che in tempo di guerra i fascisti presero il marito, lo legarono a un palo e lei la violentarono, rimase incinta ma non volle abortire così nascette una mulatta: il marito la allevò come fosse sua, la fece studiare. Per tanti anni la ruota degli Innocenti non funzionò più, il bambino tu lo portavi all’istituto ma dovevi dare comunque le tue generalità, poi hanno ripreso l’affidamento anonimo e adesso, forse per via degli immigrati senza permesso di soggiorno, l’hanno rimessa in funzione. Trovo che sia una cosa molto utile, anche se dare in affidamento il proprio figlio dev’essere sempre un dolore grandissimo.

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scritto dalle autrici di questo articolo 

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