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FONDAZIONE SANTISSIMA ANNUNZIATA

Parlano le ospiti di una casa di riposo

AA.VV – Mio zio maresciallo era nato in bassa Italia. Fu lui che m’insegnò a suonare il mandolino. No, non conoscevo la musica, facevo tutto a orecchio: quando suonavo c’erano due tortorelle che venivano sempre a sentire, si mettevano sulla stecca lì vicino. C’è la foto, anche. Mi piacevano tutti gli stili da poter suonare, ma specialmente le canzoni del giorno che sentivo alla radio, le stesse poi che ballavano al mercoledì in sala. Ero di Castelfiorentino e finché abitai là suonavo le canzoni per tutta la famiglia, ma poi arrivò il foglio di sfollamento per via della guerra e dovetti andare a Coniale qui vicino Firenziuola, il mandolino lo lasciai a casa e da allora non suonai più. Peccato, perché mi piaceva tanto! Feste in casa per l’amor di Dio! Con lo zio Monsignore che tu vuoi ballare? Il ballo era proibito, nemmeno in teatro si poteva che a gestirlo erano quelli dell’Azione Cattolica. Niente ballo. Non volevano. In quella canonica dov’eravamo saranno state 50 stanze, mi ricordo tante volte ci ospitavamo quelli della banda, gli si dava da mangiare la cena ma una volta che erano in troppi l’acqua non ce la fece a bollire per tempo e non mangiò nessuno, povera la cuoca i pianti per via di quel fatto! Ballare non ho mai ballato, che mio babbo non voleva; mia mamma si ma lui no, che ci vuoi fare mentalità dell’800. Lo zio monsignore manteneva cinque chiese, aveva due curati che cantavano messa ma erano stipendiati non venivano mica lì  per niente: uno di quelli si chiamava Jim era dell’Australia, un gran signore. Sai cogli americani venivano gente di tutto il mondo; lui era prigioniero in tempo di guerra allora si dava da fare, ma vedessi tutto profumato, profumi di marca mica aggeggi! Una volta disse: “All’asilo delle suore ho fatto uno scherzo… Ne ho profumata una sul collo, lei s’è arrabbiata!”. Era alto due metri e dieci, mio zio gli tagliò le punte dei piedi sul letto sennò non ci stava mica a dormire, sai quei letti di una volta colle stanghe da basso? Lui quando arrivò prese una sedia e si mise subito a ballare con quella, diceva che là in Australia ballavano sempre. Poi gli americani tirarono giù la canonica dove abitavo, quella di 50 stanze: prima passò la Cicogna, un aereo all’antica che faceva le fotografie, quello era buono passava basso e noi si salutava. Poi ne buttarono sei di bombe, loro non ci pensavano mica chi c’era dentro, a grappoli cadevano, allora facevano certi buchi grossi così e restava quel bussolotto d’ottone che noi si lucidava e si portava al cimitero per metterci i fiori dei morti. Mi sono salvata perché proprio quel giorno m’avevano mandato a cogliere i radicchi nel bosco, quando tornai non c’era rimasto più nulla. Lo zio era vivo per miracolo. La musica, il cantare, mi mancano un po’ e infatti  quando mio nipote suona il pianoforte ci sto tanto volentieri, l’avevano chiamato d’andare in America per la musica ma lui non volle perché preferiva stare qui, allora s’è messo nell’informatica e il pianoforte lo suona solo per me.

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