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FONDAZIONE SS ANNUNZIATA

Parlano le ospiti di una casa di riposo

AA.VV. – Erano gli anni ’70. Mio marito finì in sanatorio e ci restò per sette anni, finché non morì a causa di un brutto male. Sono rimasta sola con un bambino di due anni e la vita per me era molto difficile, grazie alle amiche e al volontariato ne son venuta fuori: è andata così  che  ho conosciuto questi dell’Apostolato della Preghiera, ora è morto il monsignor Santoni (sembra uno scherzo, ma era proprio il suo vero nome!) della parrocchia di san Iacopino a Firenze, fai conto la zona in via Benedetto Marcellino, fra la stazione e Porta a Prato. C’erano delle suore Canossiane che facevano asilo e scuola, per me una benedizione che siccome lavoravo, non avendo nessuno a casa, mi tenevano il bambino finché non tornavo: fino alle elementari il mio figliolo è stato lì. Niente di particolare si faceva le attività normali di parrocchia, però successe che grazie a loro iniziai a praticare il volontariato per l’Unitalsi, quelli che si dan da fare per i malati e i sofferenti. L’ho seguito per trent’anni ed è stato per me una forza, anche quando poi m’è morto il figliolo. Perché? Perchè mi sentivo utile aiutando il prossimo… Pensa che mi stanno ancora vicino oggi che sono io ad avere  bisogno, sai come dice il proverbio, chi semina raccoglie! Vengono a trovarmi e mi telefonano, non sono mai veramente sola. Ecco mi domando sempre, una donna che rimane vedova a trent’anni, col marito al sanatorio… Sai a quei tempi non c’era le cure per la tubercolosi e lui se l’era presa in guerra; glie l’hanno riconosciuto solo dopo tanti anni, che mi danno adesso un po’ di pensione per quello. Ma allora dico, la forza di tirare avanti con un bimbo così piccolo, chi me l’ha data? Pensa che feci pure una consacrazione alla Madonna, non è che stavo a pregare dalla mattina alla sera e non presi mai nessun voto, preferivo darmi da fare nella vita di tutti i giorni, insomma lavoravo per gli altri e mi sentivo meglio con me stessa; una cerimonia semplice, figurati non me lo ricordavo nemmeno più finché qualche giorno fa ho ritrovato questo santino che mi dettero allora, lo vedi? Adesso dico se mi sente uno scettico dice che la forza m’è venuta dalla fede che ho dentro, che è una cosa mia interiore, infatti la dottrina insegna che basta ascoltare la nostra coscienza pensando alla croce di Gesù crocefisso e la forza vien da sé. Voglio dire uno che ha dato la vita per gli altri, insegna a fare altrettanto anche noi non ti pare? La Madonna bisognerebbe imitarla perché  ha sofferto tanto e ci aiuta a sopportare meglio le nostre, di sofferenze: certo lei era assistita dallo spirito Santo, noi non si sa però facendo delle azioni buone  forse ci sentiamo più vicini a Dio. Ognuno ha la sua croce, conosco una signora poverina era di una famiglia benestante ma col marito prese male: la menava tutti i giorni, lei e il bambino. Andò dai carabinieri e quello smise per un po’ ma poi ricominciò, così fecero la separazione consensuale; il figlio lo mandarono dalle suore, i vicini l’aiutavano  ma lei finì a doversi curare in una clinica per l’esaurimento: le dettero una croce e lei pregò tanto per trovare la forza, ogni volta che diceva una cosa a Gesù andava poi bene. O che ne so delle volte si vedono pure cose che la fede uno gli va via, tutti questi rubamenti, ammazzamenti, quei preti che fanno vita da signori o infastidiscono i bambini, ma che povertà è questa? Che carità?  Vedi quella che butta il figliolo nel Tevere: per me quelli sono gente che non hanno mica la fede interiore, sennò queste cose non le farebbero . Quando s’ha bisogno si chiede sempre a Dio, ma il volontariato è una cosa che fa bene anche a noi. Chi aiuta gli altri aiuta sé stesso.

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