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FONDAZIONE SS. ANNUNZIATA.

Parlano le ospiti di una casa di riposo

AA.VV. – Ho visto una trasmissione, l’Arena con quel giornalista della Rai, Massimo Giletti che mi piace assai perché ha molta attualità; ha parlato un po’ della politica e poi c’è gli opinionisti che dicono la loro; allora la Cuccarini ha fatto vedere tutti i poveri che non arrivano a metà mese e frugano col bastone poveretti dentro la nettezza; uno che ha 86 anni figurati che deve farsi l’orto a quell’età se vuole mangiare, porta le cose al figlio e va a pranzo da lui, così si aiutano uno coll’altro. Ora voglio sapere una cosa, loro che sono ricchi e famosi chiedono sempre un euro per questo e quello, ma quanto si prendono per fare le trasmissioni sulla nostra povertà? Ogni tanto noi si fa la raccolta della spesa per dare a chi ne ha bisogno, mi ricordo che s’è sempre fatto specie sotto Natale, poi c’è Teleton, la Caritas che ora vedi non basta per tutti, ma è possibile che siamo sempre noi a dare, perché non si tolgono loro una volta tanto la tredicesima? C’è chi piglia un monte di quattrini e il marito è ricco sfondato, lo vanno a dire pure in giro: sono stata qua, sono stata là. Insomma continuo a vedere persone che dormono in macchina o sotto i ponti, come si fa? Una volta ho sentito io col mio orecchio Funari, uno che parla sempre dei poveri, fu richiamato dalla Rai per un programma e disse che voleva 35 milioni, ma figurati! Mi ricordo una nonna piangeva perché a Natale non può fare nemmeno un regalo ai nipotini. Io ne ho passate tante, ma ho cercato sempre di mantenere la dignità lavorando con privazioni e sacrifici:  andavo la sera a stirare in casa d’altri , mai un caffè al bar, mai dal parrucchiere,  sono rimasta sola presto e andai avanti come potevo. Così ho potuto avere piccoli risparmi per la vecchiaia, ma la gioventù non l’ho vissuta. Persone povere c’è  pure chi sacrifici non ne vuole fare, poi chiede aiuto a chi l’ha fatti: vedevo le amiche per esempio se avevano due soldini li mettevano via per andare a cena fuori, o per le vacanze, o per un bel vestito elegante, un profumo di marca.  Noi mica solo dopo la guerra ma anche avanti, lo stipendio s’era operai sicché chi aveva un terreno si campava con quello a pigliare i torsoli delle rape; io che avevo un castagneto davo le castagne o la farina dolce agli sfollati quando c’era il fronte. All’epoca di oggi nessuno fa più la sfoglia, non sanno neanche fare la spesa come si deve: mi ricordo che io ero alzata alle 5 per cucinare, se compri bene per esempio dal contadino, paghi meno! Al tempo mio non c’era la luce e s’era tutti poveri, pensa mi sono sposata nel ’53 che era ottobre e perciò dovetti comprarmi un cappotto, il primo lo ricomprai solo nel ’61; mio babbo ne aveva uno per la domenica e uno per tutti giorni, ma nemmeno un cappotto vero, una mantella verde che vedessi i buchi per le tarme. Lavorava alla Galileo, quando vennero i fascisti lui disse no rimango socialista e la tessera non la prendo, era un capo squadra e stava anche bene, viveva con la famiglia in un palazzo a pigione: non ci fu verso, lo mandarono via, poi vennero da noi a pigliarlo e gli diedero tante di quelle botte che la mia mamma non s’è più ripresa. I giovani vorrei fossero coscienti che tutto non si può avere, che bisogna costruirsi la vita col necessario limitando se possibile il superfluo, siamo abituati troppo bene: quando dico ‘superfluo’, in certe situazioni può significare pure stare senza luce come facevamo noi che andavamo a candela! Se ci pensi il gas l’hanno messo dopo la guerra, no s’andava a scuola col ciocco di legna per la stufa in mano, l’acqua bisognava prenderla alla fontana quando c’era. Ci si arrangiava col trabiccolo nel letto e non c’era nemmeno tanti detersivi, si doveva strofinare forte colla mano altro che! Eppure siamo state contente lo stesso e sapevamo divertirci; ma lo sai quando tornavo da scuola cosa mi dava da mangiare la mia mamma? 25 grammi di mortadella, o un panino colla marmellata, solo quando c’era anche mio fratello a pranzo friggeva le patate. Poi la sera si mangiava tutti insieme, delle volte un’aringa per otto persone. Questa è la miseria, non quella di oggi: allora si tolgano in tasca qualcosa i politici, gli attori del cinema o della televisione, i calciatori, gli stilisti che fanno pagare milioni i vestiti, i cantanti e pure quell’altro che non lo voglio nominare: se li tolgano loro un po’ di soldi per chi non ne ha, certo avranno fatto anche loro dei sacrifici e non è facile criticare però vorrei che ci fosse meno egoismo  e non si può sempre che i poveri fanno l’elemosina ai poveri.

Laboratorio di scrittura collettiva a cura di Federico Berti

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