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FONDAZIONE SANTISSIMA ANNUNZIATA (Firenzuola)

Parlano le ospiti di una casa di riposo

AA.VV. – Ma gli uomini com’è successo che sono diventati così? Si sentono forse inferiori e questa è la sua ribellione, non riesco a capacitarmi. Hai sentito quello che ha strozzato la moglie? Prima non si sapeva ma queste cose sono sempre successe solo che erano nascoste: io per esempio lavoravo agli asili nido, non ti dico quello che mi raccontavano le mamme! In casa mia il giornale c’era sempre ma non ci scrivevano di quei fatti e anche se noi s’era più curiosi i genitori ce lo levavano subito dalle mani; il mio fratello pigliava sempre quello del calcio e lo metteva da parte, sicché dopo la guerra mio padre non sapeva dove mettere tutta quella pila di giornali e li buttò via; ogni tanto ritornava anche lui dal mercato col giornale, ma una volta a settimana e quel pochino serviva, non leggevi però le storie di violenza domestica. Da noi è successo quel fatto dei Campacci nel ’44, c’era un marito violento che intervenivano i carabinieri a pacificarlo ma serviva a poco; così una volta la moglie ha fatto uscire i bambini di casa e ucciso il marito a colpi d’accetta, coi piccoli poi s’è fatta a piedi fino alla Garfagnana per lasciarli alla nonna e dopo s’andò a costituire. Dicono che restò in prigione per tutta la vita, faceva pure la cuoca per i carcerati. Ma poverina quante ne aveva prese! Quell’uomo l’aveva obbligata a caricarsi i sassi da costruire la casa e se non glie la faceva perché erano troppo pesanti la prendeva a calci… Parlando di prima c’erano più stupri questo bisogna dirlo, succedevano spesso in famiglia e forse più d’ora però si vergognavano a dirlo e lo tenevano per sé; secondo i caratteri, c’erano di quelle che sapevano farsi valere e si ribellavano, quelle invece che stavano là e il marito non lo lasciavano lo stesso: era una cosa brutta a raccontarsi, che le avevano dato noia. Io per esempio delle volte quando s’andava al cinematografo c’era qualcuno che allungava la mano, allora mi tenevo sempre un ago da cucire la lana che sono più grossi, oppure uno spillone, sai di quelli colla capocchia bianca che si mettevano nei capelli? Ecco io lo nascondevo sotto la maglia e appena vedevo la manina… Zac! Gli davo forte con quello che si conficcasse per bene dentro la carne, allora tu sentivi per tutto il cinema: “Ahi!”. Questo succedeva anche sul tram, pure di giorno c’era da stare attente. Mi ricordo i cantastorie a volte parlavano di queste violenze domestiche, raccontavano di quella donna che aveva ammazzato il marito o che aveva subito qualche brutta cosa, ma soltanto loro lo dicevano, sui giornali non se ne parlava, era un tabù. Ora ci siamo un po’ infurbite e alle ragazze di oggi vorremmo dire una cosa che può sembrare una banalità, ma ci devono pensare sul serio: un conto è farsi desiderare e mostrare il meglio di sé, un’altra cosa è andarsene in giro tutte nude, perché certe volte dai, sono proprio nude ma nude! Mica per altro, ma sarebbe meglio che ognuno tenesse a posto la propria degnità perché si sa che la violenza viene dal cervello: una donna spogliata ormai la vedon tutti, è la psiche che non dice il vero. Poi oggi c’è anche la droga che ci mette il carico da undici! Certo una volta eravamo anche più guardate dai genitori, noi per esempio s’aveva la bottega di sali e tabacchi, se mio babbo entrando trovava un cliente che s’era acceso la sigaretta e stava più del dovuto mi dava subito un ceffone, perché diceva: “Tu hai fatto la becerina!” Ora qual è la vera violenza, quella del cliente oppure quella del babbo? A me una volta era la domenica dopo il vespro, che allora al vespro bisognava andarci per forza e dopo ci fermavamo un po’ sulle panche a conversare ragazzi e ragazze, per passare il tempo. Venne dietro a me un giovanotto, uno che conoscevo e mi diede uno sculaccione, sai come fanno certi uomini; allora io non pensai tanto, mi girai e il primo che mi capitò gli tirai uno schiaffone, ma presi uno che non era stato lui, sentissi come piagnucolava! Non gli corsi dietro all’altro, raccontai ogni cosa alla mamma che poi andò a fargli una parte. Anche quando si ballava c’erano di quelli che avevano i trucchi e stringevano troppo: una volta avrò avuto otto o nove anni, ero ancora una bambinetta e però mi piaceva ballare con quelli più grandi così m’invitò un giovanotto  che me lo mandava la fidanzata: dopo il ballo mi domandò lei se ero contenta, le risposi di sì ma che aveva troppa roba tra le gambe e non capivo che era, sicché direi che ci siamo intesi! Un’altra volta andai a prendere il latte e intervenne uno a dirmi che sembrava avessi la bottiglia appiccicata alle mani, lo ripeteva sempre tutte le volte che passavo finché un giorno glie la tirai dietro! Ecco, violenza sulle donne c’è sempre stata, poi come sempre c’è quella che reagisce come c’è quella che subisce, noi se c’è un consiglio che si vuole dare alle ragazze di oggi è fatevi rispettare, non statevene in silenzio quando succedono di queste cose.

LABORATORIO DI SCRITTURA COLLETTIVA

A cura di Federico Berti

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