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FONDAZIONE SS. ANNUNZIATA
Laboratorio di scrittura collettiva a cura di Federico Berti

AA.VV. – Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace, dovrebbe essere così o almeno mi pare che prima si diceva così, ora non lo so cambia tutto… Ho sempre mangiato l’agnello a Pasqua, era proprio il cibo della festa ma se cotto male è cattivo, sa di selvaggio. Comunque non ho trovato da nessuna parte questo discorso di non mangiare l’agnello nelle parole del Papa, e si che l’ho seguito nei giorni scorsi. Una volta era usanza ebraica, poi lo fecero anche qua., me lo ricordo che alcuni l’avevano in casa, altri lo compravano che i macellari tenevano appeso alla porta il pezzo più bello, il meglio mica le ossa! Dal petto in giù costava perché era buono davvero. Neppure sul giornale c’è scritto di questa cosa che avrebbe detto il Papa e penso che c’è ben altro adesso, i mali che si sentono nel mondo, i matrimoni che son tutti falliti, queste sono problemi veri di cui parlare; per me è una bischerata, una bugia dei giornalisti, ma chi è quello scrittore che si permette? Noi lo si faceva perché era una tradizione, come per Natale si mangia il maiale, oppure il tacchino, o il cotechino e lo zampone per Capodanno. E’ poi vero che non c’erano sempre, più che altro tu mangiavi altre cose come la soppressata, qualche salume, le uova, perché la carne costava di molto e te la potevi permettere se avevi i quattrini sennò t’arrangiavi col fegato, col lesso, la trippa: mi ricordo che a Firenze nella via del mercato c’erano le botteghe tutte in fila che la vendevano là in centro, mica lontano dalla stazione. Poi c’era la carne di cavallo ma quella serviva soprattutto per darla ai bambini e farli crescere più robusti se erano un po’ magrini, io la diedi al mio figliolo; l’agnello se uno era ricco poteva mangiarlo anche tutto l’anno ma la maggior parte usava solo alle feste, era un’occasione. Io non credo che il Papa abbia detto così perché l’agnello è un simbolo della devozione come l’uovo, ha un significato: rappresenta l’umile e il buono, è il sacrificio stesso di Cristo anche se noi non ci badavamo ma si mangiava e basta. O tu lo fai arrosto, oppure fritto, ma anche in umido è buono; poi ci vuole l’aglio, non la cipolla, niente carota e niente sedano al massimo gli aromi che li compri già preparati in drogheria, oppure dal macellaro stesso qualche volta li trovi. Oggi nessuno ha più la terra da coltivare, la carne si compra soltanto, se l’avessi ci metterei come una volta i polli e pure l’agnello, sentissi che buono il coscio di dietro! Ho 93 anni, ma ancora il cervello mi ragiona. Cucinavo poco perché ero in famiglia con mia suocera sicché ci pensava lei però l’arrosto senza spezie non era buono; mia mamma mi mandava a comprarlo ma diceva sempre: “Occhio!” perché i macellari delle volte son birboni e se vedono uno giovane tirano a dargli il peggio. Ora il problema è che questi poveri animali li vogliono ingrassare in fretta allora li tengono chiusi nelle stalle e gli passano il mangiare continuamente sotto il muso, come in fabbrica, dalla mattina alla sera poi di notte chiudono; poco fuori, solo una volta ogni tanto, vivono come in galera. Prima invece le bestie venivano trattate come i cristiani, il contadino andava a cercarsi le uova perché sapeva ogni gallina dove faceva il suo, c’era il pastore che lasciava le pecore libere nel campo e stavano a guardarle, mangiavano il che volevano, facevano il che volevano, ci stavano di molto bene insomma: le mucche le chiamavano per nome e quelle vedessi come correvano! Noi si vedeva tutte queste cose perché s’aveva la fattoria vicino. Allora diciamo che mangiare gli animali è una legge di natura, è sempre stato così, poi magari uno la carne non gli piace ma è un altro discorso; però dobbiamo chiedere al contadino di trattarli bene, altro che. Questo è il vero problema, gli allevatori se ne devono prendere cura con amore, non bastonarle e spregiarle, poi quando han fatto la loro vita allora via, un bell’arrosto e non ci si pensa più!

Laboratorio di scrittura collettiva a cura di Federico Berti

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