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FONDAZIONE SANTISSIMA ANNUNZIATA
Laboratorio di scrittura collettiva a cura di Federico Berti

AA.VV. – Quando c’era il tram coi binari a Firenze mi ricordo solo il 23 perché prendevo quello che arrivava fino a Peretola, veniva dal Pignone e faceva capolinea a piazzale Michelangelo, aveva i posti riservati e numerati ma i disabili io l’ho sempre visti in piedi attaccati alla sbarra, ce n’era uno cieco non trovava mai libero il posto. Il 25 invece portava alle Cascine, lì però avevi soltanto le panche di qua e di là, niente posti riservati. Bisogna dire che a quell’epoca, si parla poi di cinquant’anni fa e anche di più, forse una sessantina, se uno aveva l’ammalato in famiglia non lo portava troppo in giro perché ci si vergognava, proprio così; che poi perché dovevano vergognarsi, che c’era di male? Eppure non lo so spiegare, è una cosa strana. Una mia amica nata nel mio stesso giorno, dopo due anni le venne un febbrone e perse l’uso delle gambe, la madre per portarla a scuola se la teneva a spalla, che la piccola si reggeva al collo e lei la pigliava per le gambe. Sulla salita si fermavano a riposare dove poteva metterla a sedere un po’; tu sapessi com’era intelligente! I villeggianti e i signori del paese le portavano la lana d’estate per fare i maglioni e il cotone d’inverno, era bravissima: rilevava tutti i disegni dai giornali e li rifaceva, mica errori. La maglia non è che la tenesse tanto stretta che le dita non glie la faceva, però lavorava bene. Le diedero la tessera di povertà per comprarsi la roba sennò non aveva nulla, perché le morì pure il babbo. Però in un paesino è diverso, nella città gli handicappati li vedevi poco in giro perché non c’era tutte le carrozzine come oggi, invece noi ci si conosceva tutti, ci si aiutava l’un l’altro. Poi la carrozzina anche se c’era, come facevi colle strade in salita e gli scalini? Ma io elogio la madre di quella mia amica che la portava pure alle feste paesane, tutti le volevano bene. Si metteva fuori a far la maglia e i villeggianti le davan lavoro; elemosina mai, che io ricordi! Avrò avuto 12-13 anni prima della guerra, a quell’epoca il pane ci s’aveva, poco ma sempre minestra di verdura o di patate, insomma ci s’arrangiava; la pasta condita colla pummarola oppure col burro ma senza carne, quella solo una volta alla settimana. Allora suonava questo vecchio alla porta che voleva il pane; la mia mamma voleva dargli un decino, che era pochi centesimi, lui rifiutava perché gli bastava il pane. Ognuno ha il suo amor proprio! Io so bene che ho avuto la mia suocera in casa, lei era rimasta vedova a 30 anni con due figli uno di cinque e uno di sette, il marito ebbe un tumore così restò sola, quando si sposarono i due fratelli le mogli andarono a vivere là che la casa era grande e c’era posto per tutti, anch’io dunque andai; poi negli anni ’60 a lei venne un ictus e l’ho tenuta in casa finché ho potuto, la lavavo, le facevo la doccia e tutto il resto. Ecco, una persona ammalata e disabile non usciva molto di casa, se non quando era proprio indispensabile; ora invece girano di più perché la carrozzina ce l’hanno, prima invece solo i ricchi, tu l’hai visto Luciano Tajoli? E’ morto che aveva la carrozzina a motore, la moglie teneva il suo passo e la televisione lo inquadrava solo a mezzo busto perché dicevano che non si doveva far vedere le cose brutte della vita, solo le belle. Non ci avevo mai neanche pensato alla carrozzina. Da allora le cose sono cambiate di molto, ci sono meno barriere, però è anche vero che la gente è più bacata di una volta. Han fatto vedere un video colle maestre che prendevano a schiaffi i bamini disabili, diceva: “Se devi fare la pipì suona il campanello”, lui non suonava poveretto e lei allora: “Tu l’hai fatta, ora te la tieni!” Quando mangiavano, quello che rimettevano glie lo facevano rimangiare; certo ai tempi nostri s’era ignoranti, ma questi sono più ignoranti ancora. Questa è cattiveria altro che! Videro che gli usciva il sangue dal naso e lo chiesero alla maestra, lei rispose: “Sarà rotto!”. Glie lo aveva rotto lei. Se n’accorse uno che aveva capito e fece mettere la telecamera, ma lo sai in quante scuole succede? Ai miei tempi non l’ho mai sentito dire di una cattiveria così; a vedere questi fatti mi fa tanto male, però non posso farne a meno perché meglio sapere che non sapere, così mi ci metto; ci vuole più rispetto per i disabili, in ogni malato c’è del sano.

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