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Fondazione ss. Annunziata
Parlano le ospiti di una casa di riposo

AA.VV. Ho visto che abbiamo quasi 400 lettori, conviene metterci fuori in bichini così vediamo se scappano! Ci prendon per grulle e ridono, povere vecchie. Rispondiamo alla lettera di Luisa M., se uno ha posto in casa da tenere uno o due anziani è cosa buona ma già uno in più è difficile, solo se ha le possibilità perché andare a soffrire proprio no. Però credo anche stando in comune, cioè in una casa di riposo, si conoscono più gente. Se dovevo starmene in una casa privata, allora me ne restavo a casa mia, oppure mi prendevo la badante che ora ti aiutano anche per quella: non l’ho fatto perché non mi piace, io sto bene qui. Ci hanno provato a portarmi via perché son troppo lontana, però ho voluto rimanere. Se tu stai in casa con una donna intanto non è mica detto che ti lava i panni, delle volte non fa nemmeno le faccende, vuole i soldi e basta: chiamale bischere! Qui invece controllano, c’è quella che si dà meno da fare e quella che s’impegna di più. Mi voglion tutti bene, quando portavo le carrozzine e aiutavo gli altri a mangiare c’era un signore che diceva sempre di essere il mio marito, dei villeggianti volevano stare sempre al mio tavolo. Alla nostra età è importante avere un dialogo con persone sempre nuove, certo se non capiscono niente come si fa? Con tutti non si può avere. Qui però c’è un ricambio, poi le famiglie quando vengono si fa amicizia, dopo ci vengono a trovare: come questo scialle, tu lo vedi? Me l’hanno regalato la nipote di una malata che era in camera mia perché s’era rotta il femore e stette 15 giorni soltanto da noi: conosco la figliola che ha un castagneto lassù, quando viene la fiera d’ottobre vado a trovarla nel mercato qui in piazza. Se si vuole andare fuori si chiede e qualcuno ci porta sempre, io perché ho i nipoti ma chi non li ha ci sono i volontari, e gli operatori. Ci portano al ristorante, o a prendere il gelato; mercoledì scorso c’era il cardinale a benedire, una volta a settimana viene il suonatore che ci fa ballare. Ci sono le suore, la chiesa, la messa tutti i giorni per noi, poi c’è l’infermiera col personale specializzato, son tutte cose che non le hai in una casa privata. Questo vuol dire molto, ci fa stare più tranquille: si suona il campanello se si ha bisogno, ma loro ci guardano anche senza suonare, a mezzogiorno e sera ci danno quel che ci devono dare. E la parrucchiera? Viene una volta alla settimana, prima ce n’era una che veniva due volte: aveva chiuso il negozio per dei problemi alla spina, che da ragazza andava a cavallo, anche qui me lo ricordo si metteva sempre il busto per lavorare. Per non contare quello che fanno gli animatori, e la redazione del giornale: sapere che ci seguono dà felicità, ci sentiamo importanti! Rispondiamo adesso a Edith A., che vorrebbe una casa di riposo per soli artisti: a me pare che c’è già dovrebbe informarsi magari trova un posto libero: l’ha fatta Alberto Sordi, l’attore … Dicevano che era un tirchio invece non spendeva soldi inutilmente ma aiutava. Ora non so se l’ha presa il comune, oppure la zia? Credo avesse fatto anche una scuola per bambini poveri. Quello che diceva “Amici vicini e lontani” è stato 40 anni in un posto così, voleva fare i 100 ma è morto a 99. Una che balla in televisione, bella figliola da giovane, una romana, non aveva più lavoro è andata a dormire s’una panchina per farsi vedere e l’han trovata lì: ora ci penseranno i servizi sociali. Gli artisti parlano sempre tra loro di cose particolari, musica, letteratura, teatro, però se stavan qui in una casa di riposo normale aiutavano anche noi, tu vedi che a volte non so con chi ballare, se c’era uno che lo sapeva fare tu lo capisci…

Laboratorio a cura di Federico Berti

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